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	<title>Egesta</title>
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	<description>Quando le parole diventano un mito</description>
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		<title>Ultima chiamata per Bugarach</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 22:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Bugarach - Francia - esoterismo - apocalisse - Maya - monte sacro]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi di voi non ha mai pensato di scappare dalla noiosa routine del lavoro e della burocrazia, alzi la mano! Ebbene, signore e signori, benvenuti a Bugarach, un paesino di una manciata di anime sperduto nel sud della Francia, alle falde dei Pirenei. Ma cos’ha di così speciale questo luogo mai nominato, di scarso interesse]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi di voi non ha mai pensato di scappare dalla noiosa routine del lavoro e della burocrazia, alzi la mano!<br />
Ebbene, signore e signori, benvenuti a Bugarach, un paesino di una manciata di anime sperduto nel sud della Francia, alle falde dei Pirenei.<span id="more-146"></span><br />
Ma cos’ha di così speciale questo luogo mai nominato, di scarso interesse turistico e all’apparenza inesistente? Dicono che sia l’unico sito sulla faccia della terra che non verrà colpito dalla terribile profezia dei Maya, nonché di Nostradamus, secondo cui la fine del mondo cadrà nel dicembre 2012, senza risparmiare nessuno.<br />
Il motivo per cui il villaggio di Bugarach pare sia immune dalla catastrofe preannunciata va ricercato nella montagna che lo sovrasta, piena di cunicoli, di anfratti e di una strana energia dovuta a un campo magnetico molto forte al suo interno, tale da attirare e trattenere tutte le forze positive che ivi si concentrano. Nei suoi meandri si celerebbe il Sacro Graal, sembra che le grotte interne portino addirittura ad Atlantide, l’antico continente sommerso in seguito ad un cataclisma di cui parla Platone nel Timeo. Ma esiste qualcuno che ha tentato di trovare la via per raggiungere questo luogo misterioso e affascinante? Ultimamente molta, troppa gente si è riversata in questo paese agricolo, un tempo tranquillo e addormentato, per acquistare case e terreni, per aggiudicarsi un sicuro passaporto per un’ulteriore vita terrena che possa diventare una sfida a un repentino e prematuro dissolvimento del corpo, vittima di eventi naturali incombenti e devastanti.<br />
Speleologi, sciamani, semplici curiosi, ricchi proprietari terrorizzati dalla prossima fine vedono in questo posto un’ancora di salvezza per l’umanità, senza eccezione alcuna.<br />
Ma riuscirà un siffatto paesello a contenere il mondo intero? Non saremo forse un po’ troppo suggestionati dai mass media e dalle nostre ancestrali paure?<br />
Intanto, se vogliamo respirare una boccata d’aria pura e ricaricarci di vitalità per affrontare al meglio la nostra ultima ora, prevista attorno al 21 dicembre prossimo venturo, facciamoci un bel viaggetto, armi e bagagli in direzione Linguadoca-Rossiglione, il distretto che ospita il comune di Bugarach, alla volta di luoghi esoterici che possano esorcizzare le nostre ansie quotidiane e dove i venditori ambulanti di gadgets e amuleti si arricchiscono sfruttando la credulità della buona gente.<br />
Suvvia, diamoci da fare, l’Apocalisse si avvicina!</p>
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		<title>Il San Raffaele di Milano e don Verzè: dalle stelle alle stalle</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 15:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vita lussuosa]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune sere fa, guardando Report su Rai3, ho avuto modo di seguire la vicenda dell’ospedale San Raffaele di Milano e del suo fondatore, don Luigi Verzè. Si è sempre saputo che il suddetto istituto ha fama di essere il numero uno in Italia, come osservava anche Nichi Vendola durante la trasmissione, benché io sia fermamente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune sere fa, guardando Report su Rai3, ho avuto modo di seguire la vicenda dell’ospedale San Raffaele di Milano e del suo fondatore, don Luigi Verzè.<br />
Si è sempre saputo che il suddetto istituto ha fama di essere il numero uno in Italia, come osservava anche Nichi Vendola durante la trasmissione, benché io sia fermamente convinta che altre strutture sanitarie meritino la pole position alla stessa stregua.<span id="more-144"></span><br />
Devo ammettere che sono rimasta molto colpita, per non dire scandalizzata, di fronte all’elenco senza fine dei beni accumulati nel corso degli anni da questo sedicente religioso che di sacro in verità ha ben poco.<br />
Quello che più mi rattrista è pensare a come tutto questo clamore negativo possa nuocere all’operato del personale del nosocomio, come possa sminuire il lavoro immenso eseguito giorno e notte dai medici tutti, primari, dottori specializzati e generici, specializzandi e tirocinanti, universitari praticanti e infermieri, inservienti, assistenti alla persona, funzionari amministrativi, insomma tutti coloro che, come soldati, svolgono l’attività quotidiana in maniera indefessa, dedicandosi anima e corpo al paziente e seguendo con criterio la propria etica professionale.<br />
Nel programma della Gabanelli si parla di ville con piscina, di voliere con pappagalli e di piante esotiche, di uno zoo con scimmie e altri animali rinchiusi sito nei pressi dell’ospedale, imbarcazioni e aerei privati, senza contare le piantagioni brasiliane, le fazende, le società stipulate con persone dalla dubbia moralità e coinvolte anche in un giro di prostituzione minorile oltre oceano.<br />
Mi chiedo a questo punto se il reverendo Verzè, che pare condurre una vita lussuosa da telenovelas, abbia mai letto il Cantico delle Creature, scritto da un certo San Francesco molti secoli or sono. Lui sì che aveva sentito la chiamata del Signore, che viveva nella luce divina, che si poteva chiamare a ragione un puro religioso, dotato com’era di una rara qualità, allora come ora, l’umiltà. Anche al santo di Assisi piacevano gli animali, che di fronte a lui si ammansivano e gli uccelli cinguettavano felici e liberi, privi di qualsiasi gabbia, ma guarda caso Francesco non si arricchiva, bensì regalava tutti i suoi averi ai poveri, vestiva di pochi stracci, calzava sandali rudimentali anche in mezzo alla neve, mangiava quando poteva un tozzo di pane e sgobbava dall’alba al tramonto per costruire semplici luoghi di culto e rifugi per i derelitti.<br />
Questo, e don Verzè me lo conceda, significa vivere seguendo la chiamata dall’Alto e la regola cristiana e comunque, senza passare da un estremo all’altro, non ci si guadagna il Paradiso speculando e accumulando fortune a detrimento di strutture votate alla cura del prossimo.</p>
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		<title>Casa Vacanze Bologna</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 02:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se siete professionisti in viaggio e cercate  una sistemazione comoda a Bologna, efficiente, a pochi passi dal centro città e dotata di tutti i servizi, Casa Vacanze Farinelli è proprio ciò che fa al caso vostro. La Casa Vacanze  Farinelli infatti, si trova nel centro del meraviglioso capoluogo bolognese, a pochissima distanza da tutti i]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se siete professionisti in viaggio e cercate  una sistemazione comoda a Bologna, efficiente, a pochi passi dal centro città e dotata di tutti i servizi, <strong><a title="casa vacanze" href="http://www.bedandbreakfast.bo.it/casa-vacanze-bologna" target="_blank">Casa Vacanze </a>Farinelli</strong> è proprio ciò che fa al caso vostro.<span id="more-89"></span></p>
<p>La <strong><a title="casa vacanze bologna" href="http://www.bedandbreakfast.bo.it/casa-vacanze-bologna" target="_blank">Casa Vacanze</a> </strong> Farinelli infatti, si trova nel centro del meraviglioso capoluogo bolognese, a pochissima distanza da tutti i mezzi di trasporto (treno, aeroporto, autobus…) e da tutti i punti chiave della città come la storica Piazza Maggiore, monumenti storici e musei, ristoranti e trattorie tradizionali, ospedali ed enti pubblici.</p>
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<p>Un vero gioiello, corredato da ingresso con tavolo, divano, televisore e cucina completamente rinnovata e completa di tutti i servizi, antibagno e bagno altrettanto ben forniti, e camera da letto matrimoniale arricchita dalla presenza di materassi ergonomici che vi garantiranno un riposo totale, il tutto in completa autonomia. <a title="facebook casa vacanze" href="https://www.facebook.com/pages/Casa-Farinelli-Bologna/242368125825264" target="_blank">Facebook  </a>e<a title="google + casa vacanze" href="https://plus.google.com/u/0/105534352469511437004/posts" target="_blank"> Google+</a> per i commenti.</p>
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		<title>Dedicato ad Alex Zanardi, ovvero la forza del pensiero positivo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 22:57:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immaginiamo uno spaventoso incidente, uno schianto in auto, l’oblio, ore, giorni e settimane sospesi tra la vita e la morte, il lento risveglio in una stanza asettica d’ospedale dove all’improvviso tutto ti appare chiaro. Hai rischiato di morire, ma ti sei salvato. E ti accorgi che pensi, vedi, senti, ragioni e quindi dici a te]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginiamo uno spaventoso incidente, uno schianto in auto, l’oblio, ore, giorni e settimane sospesi tra la vita e la morte, il lento risveglio in una stanza asettica d’ospedale dove all’improvviso tutto ti appare chiaro.<span id="more-77"></span><br />
Hai rischiato di morire, ma ti sei salvato. E ti accorgi che pensi, vedi, senti, ragioni e quindi dici a te stesso che sei vivo, che qualche angelo o miracolo ti ha concesso di allungare il tuo percorso, forse per un fine ben preciso, chissà!<br />
E ti sembra di volare, vorresti cantare dalla gioia, urlare al mondo intero che sì, ce l’hai fatta, hai visto la morte in faccia, ma le hai fatto lo sgambetto. Eppure qualcosa non va, non hai la sensazione di poter camminare, muovere le gambe, ti senti a metà e tutto d’un tratto comprendi la terribile, amara verità. Non hai più una parte delle gambe, amputate. Se l’è portate via il destino, che a sua volta ti ha giocato un beffardo tiro mancino.<br />
E ti crolla il mondo addosso, vorresti gridare che no, non ce la puoi fare, non ce la vuoi fare a vivere come una mezza persona, senza poter più correre, camminare, passeggiare, praticare sport. Che vita è – pensi – una vita in cui ti manca una parte di te stesso? Come farai con le altre persone, a sopportare i loro sguardi di compassione, di formale sopportazione della tua sventura? Parlano bene gli altri. “Vedrai che passerà, che sarai presto come prima, che ricostruirai una vita più vera di prima, che trasformerai una disgrazia in una nuova avventura vitale” e così via, nella monotonia della quotidiana empatia umana.<br />
Ma tu sei a pezzi, ti senti affranto, non ti rassegni. E allora come reagire? No, tu non puoi farti battere da una sorte avversa, sei più forte e combattivo che mai e così accetti di usare dapprima le stampelle, poi di effettuare la riabilitazione di rito, lunga e lenta e disarmante, quindi ci sarà finalmente l’uso delle ‘gambe bioniche’, le protesi agli arti inferiori, oggigiorno all’avanguardia e così perfette da permetterti addirittura di correre, vincere gare come Pistorius. Insomma, con la pazienza e la forza del coraggio sei tornato praticamente come prima. Perché tu sei sempre tu, con i tuoi umori, i tuoi amori, le tue passioni, il cuore che palpita quando vedi un tramonto, le tue arrabbiature, perché oggi proprio le gambe non ti rispondono come vorresti. E allora accidenti a loro, le vorresti sbattere via, tanto non servono a nulla, pensi. Credi forse che le persone con l’uso delle proprie gambe non abbiano momenti in cui queste non funzionano, in cui vengono meno e non riescono neppure a sollevarsi dal letto? Che non imprechino contro quello che dovrebbero considerare oro prezioso?<br />
Ma tu sei una roccia e hai fatto della tua sciagura una bandiera di libertà, di voglia di continuare, per dimostrare che tutti possiamo farcela, che nulla è impossibile e che è sufficiente la razionalità e il pensiero positivo nei momenti di sofferenza e decisioni improrogabili. Ma sono le tue emozioni che ti spingono oltre, che ti fanno amare per quello che sei e, ti assicuro, non sono le tue gambe che parlano di te, ma sei tu che le domini, che le sospingi lontano, verso il tuo futuro di persona autonoma.<br />
Grazie, Alex, per la tua scherzosa vitalità e giocosa parlantina, per la capacità di sdrammatizzare un evento tragico come quello che ti è capitato e grazie per il tuo radioso sorriso che illumina chiunque abbia il piacere di ascoltare la tua storia esemplare.<br />
<a href="http://www.egesta.info/dedicato-ad-alex-zanardi-ovvero-la-forza-del-pensiero-positivo.html/images" rel="attachment wp-att-83"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-83" src="http://www.egesta.info/wp-content/uploads/2011/10/images-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Moammar Geddhafi, Marco Simoncelli, Steve Jobs: le molteplici facce della morte.</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 12:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[dolore; morte; ingiustizia; violenza; storia; posteri]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono sempre chiesta quale sia lo stato d’animo di un condannato a morte un attimo prima dell’esecuzione. Se è pervaso da ansia, da un forte batticuore, da un senso di colpa o voglia di vendetta, se provi un’incontenibile paura di ciò che lo attende poi o se subentri una strana forma di pacatezza mista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sempre chiesta quale sia lo stato d’animo di un condannato a morte un attimo prima dell’esecuzione. Se è pervaso da ansia, da un forte batticuore, da un senso di colpa o voglia di vendetta, se provi un’incontenibile paura di ciò che lo attende poi o se subentri una strana forma di pacatezza mista a rassegnazione che illumina un destino ormai segnato, che sia giusto o meno.<span id="more-68"></span><br />
Ebbene cosa mai avranno provato queste tre personalità qualche secondo prima di morire? Perché tutti e tre hanno avuto la consapevolezza di essere sul punto di morte, quindi proviamo a immaginarlo.<br />
Geddhafi ha vissuto da prepotente, da dittatore e da iracondo, convinto di avere in pugno le sorti di un paese in ginocchio e di poterlo portare in palmo di mano attraverso la tirannia e l’acquisizione di amicizie potenti, la violenza e l’autorità. Ed è morto con violenza, massacrato dal suo stesso potere, implorando di essere risparmiato, quindi da codardo, perché chiunque si impone con la forza senza la luce della ragione è un vigliacco mascherato da leone. E si sarà strappato l’anima poco prima di morire? Avrà fatto ammenda dei suoi innumerevoli peccati? Per caso si sarà chiesto se non fosse stato meglio non imporre agli altri quello che mai avrebbe voluto fosse toccato a lui???<br />
Marco Simoncelli, ragazzo di belle speranze e sani principi, si sarà accorto che la sua vita stava per essere soffiata via nel vortice del momento in cui i colleghi che lo tallonavano lo hanno involontariamente travolto?<br />
E perché mai un destino così crudele? Un casco rimbalzato sull’asfalto e un cuore che si spegne all’istante. E cosa avrà pensato, Marco, nell’attimo fatale in cui cessava di esistere? Cinque minuti in moto valgono più di un’intera vita sprecata, era solito ripetere. Avrà avuto paura, freddo, rimorso? O avrà solo avuto la rabbia di non poter più correre, sfidare Valentino a scopone, fare le boccacce ai giornalisti che lo adoravano per la sua immediata simpatia e naturalezza?<br />
E Steve Jobs, l’inventore del futuro, come lo hanno giustamente definito, colui che si è rifatto una vita dopo mille rifiuti da parte di genitori distratti e imprenditori ottusi e dissennati al punto da non prevedere la sua scalata verso le vette della tecnologia moderna. Un uomo che non si è arreso alle avversità personali, che ha fatto di tanti abbandoni una bandiera per sviluppare doti naturali con fini positivi per l’umanità. Cosa mai avrà sentito dentro il suo corpo negli ultimi mesi di deperimento, quando il dolore fisico superava quello psicologico nel dover abbandonare, consapevolmente, un avvenire firmato con le sue straordinarie idee? Come avrà affrontato le cure, il dolore di dover comunicare a tutti la sua terribile malattia, l’arrivo improvviso del male, della lunga sofferenza dopo che tanta gliene aveva data la sorte nell’infanzia. Avrà accettato il suo destino come qualcosa di imperscrutabile? Di giusto? Si sarà inchinato di fronte al buio che lo attendeva, o avrà imprecato contro chiunque o qualunque cosa lo volesse rapire alla vita attiva? Alla realizzazione di un sogno? Alla gloria dei posteri per la gloria della vita eterna?<br />
Chissà! Nessuno può dirlo, di là tutto tace.</p>
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		<title>Marco Simoncelli: un giovane con le ali</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 16:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[marco simoncelli]]></category>
		<category><![CDATA[motociclismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Non conoscevo bene Marco Simoncelli, pur noto al pubblico amante dei motori, ma non popolare quanto Valentino Rossi, the doctor. Ricordo di lui la folta criniera indocile e indomita, trattenuta a stento da una fascia sbarazzina e di tendenza, nonché la figura snella e dinoccolata di chi ha fretta di vivere e di scappare verso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non conoscevo bene Marco Simoncelli, pur noto al pubblico amante dei motori, ma non popolare quanto Valentino Rossi, <em>the doctor</em>.</p>
<p>Ricordo di lui la folta criniera indocile e indomita, trattenuta a stento da una fascia sbarazzina e di tendenza, nonché la figura snella e dinoccolata di chi ha fretta di vivere e di scappare verso lidi sconosciuti, alla conquista del domani.</p>
<p>Ma mi colpì, guardando distrattamente una sua intervista trasmessa in seconda serata sulle reti nazionali, il suo sorriso buono, l’aria di chi è sicuro del proprio talento, pur senza ombra di spocchia e sfida verso i colleghi, per i quali aveva parole di stima e benevolenza.<span id="more-70"></span></p>
<p>E sorrideva Marco, parlando della famiglia a cui era legato profondamente, sorrideva sornione parlando delle sue gare, sorrideva con un lampo negli occhi esponendo i suoi sogni e progetti ignaro che, di lì a poco, sarebbero stati infranti da una tragica fatalità.</p>
<p>Come accettare la morte repentina e assurda di un giovane 24enne? In una giornata di festa, di massima concentrazione, lontano dal proprio paese e fiducioso di portare a casa, se non la vittoria, almeno l’orgoglio per la propria prestazione di alto livello.</p>
<p>Sappiamo bene che il destino ci attende al varco e che nulla vale contro quel disegno imperscrutabile che sovrasta le nostre vite come una spada di Damocle.</p>
<p><em>Muor giovane colui che al cielo è caro </em>ripeteva Menandro, insigne poeta e commediografo greco. Ma non è forse meglio invecchiare in buona salute, si intende, affrontando eventuali rovesci della sorte ed essere un po’ più invisi al cielo e cari alla terra?</p>
<p>Marco non doveva più essere di questo mondo. Una carriera distrutta, una gioventù bruciata non da vizi, ma dalla mala sorte, una vita strappata.</p>
<p>E allora corri, Marco, va’ dove ti portano le ali delle tue ruote, sulle piste dei cieli interminabili, senza cronometri, senza competizioni, senza vittorie né sconfitte, dove lo stridore delle due ruote si perde nell’infinito ovattato silenzio.</p>
<p>Chiara Civolani</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un paese arrampicato sulle colline modenesi: Serramazzoni</title>
		<link>http://www.egesta.info/un-paese-arrampicato-sulle-colline-modenesi-serramazzoni.html</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 00:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partendo da Bologna col treno e poi viaggiando in auto verso le alture dei dintorni modenesi si incontrano tornanti e serpentine degni del Trentino, immersi nel verde che più verde non potrebbe essere. Radure, boschi ombreggiati, fogliame che rasenta le auto mentre ti inerpichi sui sentieri stretti quanto basta al passaggio di veicoli che scendono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partendo da Bologna col treno e poi viaggiando in auto verso le alture dei <strong>dintorni modenesi</strong> si incontrano tornanti e serpentine degni del Trentino, immersi nel verde che più verde non potrebbe essere. Radure, boschi ombreggiati, fogliame che rasenta le auto mentre ti inerpichi sui sentieri stretti quanto basta al passaggio di veicoli che scendono e salgono verso e da questo paesino che, di domenica, sembra quasi disabitato, tanto imponenti sono l’ordine, il silenzio e la pacatezza delle persone che lo abitano da generazioni.<span id="more-62"></span></p>
<p>La prima cosa che mi ha colpita di questo posto è la compostezza delle case, dei giardini antistanti le abitazioni, pieni di fiori, di aiuole multicolori la cui arte topiaria si riflette anche nei giardinetti che circondano il parco e le case di Monfestino, frazione ancora più arrampicata, dove il tempo pare essersi fermato secoli or sono.</p>
<p>E questi luoghi emanano religiosità da tutti i pori, suggestivi quanto pacati nella loro semplicità. Chi ha spirito di osservazione può sbizzarrirsi nell’ammirare le edicole con le Madonnine e i fiori votivi ormai seccati accanto a lumicini fiochi perennemente accesi.</p>
<p>E quanto è bello voltarsi e scoprire le nicchie che spuntano all’interno di una parete che fronteggia le case, all’angolo di una villa, su di una colonnina, oppure sul cancello di una magione importante e abitata chissà da quali misteriosi proprietari nascosti nel folto dei cespugli che mantengono intatta la loro privacy.</p>
<p>E mentre ammiriamo le cascatelle dei giardinetti davanti al palazzo del Comune, dove giganteggia la foto di Luca Toni, campione di calcio nativo di Pavullo nel Frignano amato dalla gente per la sua spontaneità mai intaccata dalla notorietà, proseguiamo per la passeggiata che costeggia un grande parco più simile a un bosco, con alberi ordinati in filari che sembrano progettati appositamente per fare colpo sul turista attento, mentre sono cresciuti casualmente in maniera tanto lineare.</p>
<p>Eccoci giunti al ristorante Colombaccio, i cui ravioli alle noci sono una vera prelibatezza, unitamente al sorbetto al caffè, specialità della casa. E qui si può godere, oltre che di una sana e buona cucina, anche delle voci e degli echi dialettali degli avventori, modenesi doc, con la loro tipica cadenza che strappa un sorriso a chi, come me, è orgogliosa delle proprie radici e inflessioni dialettali regionali, mai nascoste e, anzi, accentuate in maniera semi-seria durante le scampagnate goliardiche con gli amici di sempre e nei luoghi cari al cuore.</p>
<p>E cosa c’è di più romantico del castello di Monfestino? Circondato da castagneti antichi, guardato a vista dalle sue tre torri fortificate in epoca medievale, il maniero domina la vallata sottostante dove volteggiano nell’aria splendidi e variopinti deltaplani guidati con estro e maestria da giovani appassionati e sprezzanti del pericolo. Che brivido vederli librarsi nel cielo azzurro di una giornata di fine estate, con una lieve brezza necessaria per la spinta che li lancia verso la libertà, verso l’ignoto…!</p>
<p>Scendendo sulla via del ritorno, mi fermo davanti alla chiesetta locale. Nessun castello che si rispetti è sprovvisto di una cappella e questo ha, addirittura, una chiesa quasi annessa, in pietra, dove il viandante stanco può trovare rifugio unitamente alla congiunzione della sua anima con l’Altissimo, nel caso in cui ne senta l’intimo bisogno. Entrando in questo luogo di preghiera mi attraggono le panche in legno scuro, lucidissime, con i messali in bella vista e ceri accesi in angoli solitari, perché la vera fede non ha bisogno di ostentazione, bensì di riservatezza. Un dipinto fra tutti cattura la mia attenzione: San Simeone stilita, asceta cristiano che predicò per trentasette anni la parola di Cristo standosene incessantemente appollaiato su una stretta piattaforma in cima a un’alta colonnina, detta appunto stile.</p>
<p>E mi soffermo a riflettere su come cambiano i tempi, su quanto si modificano le esigenze delle persone, che mai giacerebbero all’epoca attuale in maniera tanto scomoda e faticosa. Ma certo non tutti siamo in odore di santità!</p>
<p>Chiara Civolani</p>
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		<title>Il Lido di Casalecchio: un ‘resort’ alle porte della città</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 18:09:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[bella vita]]></category>
		<category><![CDATA[casalecchio]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[fiume]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno spiazzo molto vasto adibito a spiaggia sul fiume Reno dove, comunque, è proibito bagnarsi. Uno stabilimento con ogni comfort, bar, musica, tavolini all’aria aperta e al riparo dal sole, a due passi dai quali vi sono cabine con lettini in bella mostra che un bonario ed efficiente bagnino, il mitico Mauro Venturi, fratello del]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno spiazzo molto vasto adibito a spiaggia sul fiume Reno dove, comunque, è proibito bagnarsi.</p>
<p>Uno stabilimento con ogni comfort, bar, musica, tavolini all’aria aperta e al riparo dal sole, a due passi dai quali vi sono cabine con lettini in bella mostra che un bonario ed efficiente bagnino, il mitico Mauro Venturi, fratello del proprietario del ‘resort’, porta con solerzia e immutata gentilezza nelle posizioni e postazioni scelte dai bagnanti, o meglio, scusate tanto, dagli avventori del luogo.<span id="more-33"></span></p>
<p>Una moderna e recente doccia a pioggia, all’ombra del cocente sole estivo, dona ristoro a tutti coloro che, pur di prendere la tintarella e fuggire dall’afa cittadina, si fiondano nel parco alberato, sotto piante secolari che costeggiano il fiume, oppure sotto altrettanti alberoni sparsi per il rinomato Lido di Casalecchio. E vi è pure una pozza di sabbia, con cumuli ove giocano i bambini, festosi frequentatori della domenica, circondata da una manciata di ombrelloni che donano un po’ di frescura a quelli che, come la sottoscritta, hanno necessità di riposo, di luci alternate a ombre, di membra distese al sole per un successivo salutare inverno cittadino e di pisolini schiacciati in santa pace e silenzio sotto il cappello appena mosso dalla brezza pomeridiana.<img class="alignleft size-full wp-image-22" title="LIDO DI CASALECCHIO" src="http://www.egesta.info/wp-content/uploads/2011/09/lido-casalecchio.png" alt="LIDO DI CASALECCHIO" width="300" height="134" /></p>
<p>E la domenica c’è la corsa all’ultimo lettino, all’ombrellone più vicino al fiume, all’albero più chiomato e verdeggiante, tra le cui fronde cicale alterate dal caldo e dall’umidità friniscono incessantemente fino a stordire il malcapitato ospite.</p>
<p>Ed ecco arrivare Nicola, un habitué del posto, sempre pronto a chiacchierare con le belle signore di cui ama circondarsi, un’anima ‘persa’, sempre alla ricerca del lavoro ideale e in cerca di un figlio ‘lontano’ dagli occhi, ma non dal cuore. E come sa sorridere dolcemente, Nicola, nel rispettare il dolore altrui, nell’ascoltare i rovesci delle vite altrui, nella stima di chiunque sappia donargli le sue parole e un po’ del suo tempo. E’ una persona semplice, buona, eppure irrequieta.</p>
<p>E all’ombra di un vecchio tronco circondato dal fresco si trova Olindo, un po’ più agé, dal viso pacioso e tondeggiante, un tempo aiutante bagnino, amante della buona cucina, ora in pensione a godersi il tempo libero e lo spettacolo della natura.</p>
<p>Doriano e Magda, proprietari e gestori del bar Lido, si destreggiano tra un panino alla mortadella e una pizza allo speck, tra un gelato da bere al caffè – specialità della casa – e una granita alla menta così ghiacciata da lasciarti col fiato sospeso e la gola a quota sottozero. E intanto loro si amano e hanno trovato anche il tempo di sfornare un pupo, il neonato Corrado.</p>
<p>Poco più in là arriva Paolo, passato di grado, da bagnino a bagnante, o meglio, a vigilante. Sempre abbronzato, rilassato, un bel signore davvero, dalla parlantina sciolta, appassionato tifoso del Bologna, ma riservato quanto basta. E non potevano mancare Thomas, il playboy dalla bandana sempre in tinta con gli slip, apparentemente sulle sue, invece alla mano e affettuoso con tutti, ambito dalle più belle ragazze e signore dell’oasi paracittadina; la palestrata Luisella, giovane signora bionda e slanciatissima, sempre in topless e con fisico da urlo, pronta alla risata e alla spaghettata in compagnia; la signora Fiorella nerissima e asciuttissima, stesa al sole da mane a sera e abbrustolita da maggio a quello successivo. E la sexy Loretta? Con i suoi parei variopinti, il suo passo felino, la sua amabile compagnia e il look sempre perfettamente adeguato all’occasione fa da contorno a una chiassosa corte dei Miracoli che si snoda lungo ogni angolo del parco.</p>
<p>Non pensate che di sera il Lido sia spento, eh! Eh no, i giovani vi si ritrovano per bere l’aperitivo e ballare qualche salsa o fare conoscenze e scambiarsi confidenze alla luce dei lampioni.</p>
<p>Ebbene, cosa aspettate, dunque? Se volete evitare le code per andare al mare, le levatacce al mattino presto e i rientri lunghi ed estenuanti alla sera, ma non rinunciate all’abbronzatura e al relax a stretto contatto con la natura, questo luogo sembra fatto per voi. A un quarto d’ora d’auto – mezz’ora di autobus -  dal centro di Bologna avrete pace, calore, verde a volontà, profumi, ombra e un servizio personalizzato, il tutto per una cifra davvero irrisoria.</p>
<p>E in estate, al Lido di Casalecchio, non rimpiangerete la riviera romagnola.</p>
<p>Chiara Civolani</p>
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		<title>Cesenatico, amore mio, güle güle!</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 19:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[cesenatico]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[romagna]]></category>
		<category><![CDATA[tramonto]]></category>

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		<description><![CDATA[Nulla vi è di più bello che ammirare i tramonti ambrati sul porto canale di Cesenatico. È un’atmosfera magica, evocatrice di silenzi antichi, quando i pescatori stanchi e cotti dal solleone ormeggiavano le loro barche e barconi per scaricare pesci argentei e ancora guizzanti nella loro lenta e inesorabile agonia. La brezza che ti scompiglia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nulla vi è di più bello che ammirare i tramonti ambrati sul porto canale di Cesenatico.</p>
<p>È un’atmosfera magica, evocatrice di silenzi antichi, quando i pescatori stanchi e cotti dal solleone ormeggiavano le loro barche e barconi per scaricare pesci argentei e ancora guizzanti nella loro lenta e inesorabile agonia.<span id="more-31"></span></p>
<p>La brezza che ti scompiglia lievemente i capelli, la palla di fuoco che scende dietro i profili delle case e si nasconde alla vista umana per poi risorgere il mattino seguente, a donare la carica e l’energia necessari ad affrontare un’altra giornata di lavoro, per gli abitanti del luogo, una ennesima giornata di vacanza e svago per i villeggianti in cerca di pace e nuove emozioni da raccontare al rientro e da ricordare nei lunghi e freddi inverni cittadini.</p>
<p>E godiamoci la passeggiata sul lungomare, che dal grattacielo porta fino a Valverde, ricca di fiori, di allestimenti multicolori per i bambini, di angoli solitari ove le panchine in legno e ferro battuto  danno riposo a coloro che oramai sono solo ‘ diversamente giovani’, intenti più che mai a mantenere la forma fisica con il jogging quotidiano, le nuotate salutari verso gli scogli, sempre controllate da bagnini accorti e pronti ad intervenire per ogni emergenza.</p>
<p>Per non parlare, poi, delle lunghe e salubri camminate sulla battigia, ove puoi ammirare file interminabili di ombrelloni sempre più tecnologici, dotati di cassetti ove riporre oggetti ed effetti personali con annesso lucchetto a combinazione, di lettini prendisole dalle tele variopinte ed abbinate al tessuto degli ombrelloni, spesso cuciti a forma di corolla, con puntali che ricordano pagode orientali. E i lettini più ‘in’ hanno in dotazione anche un cuscinetto poggia-testa e addirittura, in alcuni bagni di ultima generazione, la possibilità di inserire chiavette USB e attacchi per i pc portatili. Ah, questa tecnologia di cui siamo umili e fedeli schiavi!</p>
<p>E puoi sempre soffermarti, per una sana sosta in riva al mare, a contemplare le barche a vela, caratterizzate da scritte di buon augurio, quali <em>güle güle</em> (dal turco, che significa sorridi e si usa quando si saluta una persona che parte o una località che siamo in procinto di lasciare per rientrare a casa), <em>hola</em>, <em>auf wiedersehen</em>, <em>goodbye</em>, quasi a sancire il patto tra la natura e la multietnicità ivi presente.</p>
<p>Passeggiando alla sera lungo il corso principale, il mitico e rinomato viale Carducci, si giunge alla grande piazza dove campeggia austero il Grand Hotel, con i suoi saloni immensi, i lampadari appariscenti e lucenti, le ampie camere con vista mare e lettoni ove riposare le stanche membra alla fine di una giornata trascorsa tra sport e divertimenti a iosa. I giochi-aperitivo al bar della spiaggia, la ginnastica aerobica sulla battigia dei bagni più in voga, quali il bagno Milano, il nuovo Marè, adiacente il porto canale e caratterizzato da ombrelloni in stile tenda riccionese e lettini candidi come la neve, il Marconi, con la sua allegria mitigata dalla lucida e malinconica statua dedicata a Marco Pantani, campione morto troppo in fretta e troppo giovane, che troneggia al centro di un giardinetto antistante, appunto, il suddetto bagno.</p>
<p>E per chi non ama la vita di spiaggia a oltranza ecco l’alternativa offerta da questa ridente località balneare, il parco del Boschetto, un labirinto di alberi, piante, viuzze che seguono percorsi dedicati ai ginnasti, con giochi per bambini e ponticello sul fiume, dove si possono ammirare anatre e palmipedi che tranquilli si muovono a due passi dai fortunati camminatori. All’uscita del parco si trova una chiesetta, del Boschetto anch’essa, dove il viandante lasso può trovare rifugio nella preghiera, quando il pensiero e l’anima si congiungono con l’Altissimo. Questo luogo di silenzio lascia spazio, subito dopo, al vociare festoso degli avventori di una piadineria tipicamente romagnola, di fronte all’ospedale locale, ove si può gustare una piada soffice, abbrustolita quanto basta, liscia o accompagnata da salumi eccellenti e formaggi quanto mai saporiti.</p>
<p>E che dire dei gelati? Non dimentichiamoci che alla sera il gelato è di rigore a Cesenatico, al Nuovo Fiore o al Golosone, dove due ruspanti e prosperose signore ti riempiono un cono di straboccante crema o altro gusto per la modica cifra di un euro e settanta centesimi. E non tralasciamo i cento gusti della gelateria La Scintilla, uno fra tutti, fichi caramellati, gustosissimo, ma vorrei segnalare anche soia agli agrumi di Sicilia, agrodolce ed evocatore di aranceti, limonaie immersi nel lucore delle campagne della splendida Trinacria.</p>
<p>Bambini, venite, c’è posto anche per voi! Non volete fare un pittoresco giro sul trenino che attraversa la parte centrale della cittadina che diede i natali a Marino Moretti, scrittore del Novecento, la cui dimora, suggestiva e visitabile ad orari prestabiliti, sorge lungo il porto canale? E volete andarvene senza avere provato l’ebbrezza del giro sul minibruco, che vi attende sorridente e volteggiante sulle rotaie, per portarvi nel regno delle fate e degli elfi incantati? E oltre a tutto ciò ogni anno vi attende il fantastico circo di Moira Orfei, con il bacio del leone, attrazione targata 2011, che vi farà tremare di paura e di emozione!</p>
<p>E per finire, <em>last but not least</em>, come direbbero i britannici, concediamoci un sacrosanto soggiorno all’Hotel Marilinda, albergo a conduzione famigliare, noto ai più per la squisita cortesia dei proprietari, la loro disponibilità illimitata e la cucina della <em>bella e buona romagnola</em>, la signora Loretta. Qui si trovano calore, serenità, piatti sopraffini, prezzi competitivi e un servizio ospitale, il tutto condito dalla compagnia di persone affiatate e di buon cuore. E tutti sappiamo quanto questo conti più di una notte in un hotel extralusso.</p>
<p>Cosa aspettate, dunque, fate le valigie e partite! Per dove?<br />
Ma per Cesenatico, non vi è alcun dubbio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Güle güle!!</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Recensione de &#8220;La vita agra&#8221;</title>
		<link>http://www.egesta.info/recensione-de-la-vita-agra.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 00:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Passo tratto da La vita agra finito di scrivere nel 1962 da Luciano Bianciardi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Capitolo X</strong></p>
<p>Lo so, direte che questa è la storia di una nevrosi, la cartella clinica di un’ ostrica malata che però non riesce nemmeno a fabbricare la perla. Direte che se finora non mi hanno mangiato le formiche, di che mi lagno, perché vado chiacchierando?<span id="more-20"></span></p>
<p>E’ vero, e di mio ci aggiungo che questa è a dire parecchio una storia mediana e mediocre, che tutto sommato io non me la passo peggio di tanti altri che gonfiano e stanno zitti. Eppure perché mediocre a me sembra che valeva la pena di raccontarla. Proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli studiosi, dagli storici sociologi economisti, entro un fenomeno individuato, preciso ed etichettato. Cioè il miracolo italiano.</p>
<p>Un ubriaco muore di sabato battendo la testa sul marciapiede e la gente che passa appena si scansa per non pestarlo. Il tuo prossimo ti cerca soltanto se e fino a quando hai qualcosa da pagare. Suonano alla porta e già sai che sono lì  per chiedere, per togliere. Il padrone ti butta via a calci nel culo, e questo è giusto, va bene, perché i padroni sono così, devono essere così; ma poi vedi quelli come te ridursi a gusci opachi, farsi fretta per scordare, pensare soltanto meno male che non è toccato a me, e teniamoci alla larga perché ormai puzza di cadavere, e ci si potrebbe contaminare. Persone che conoscevi si uccidono, altre persone che conosci restano vive, ma fingono che non sia successo niente, fingono di non sapere che non era per niente una vocazione, un vizio assurdo, e che la colpa è stata di tutti noi. Fai testamento, ci scrivi chi vuoi a seguire il tuo carro, come vuoi il trasporto, ti raccomandi che non ti facciano spirare negli scantinati, ma poi, a ripensarci, vedi che questa tua ultima volontà è fatta soltanto di rancore beffardo. Poiché l’ impresa non era abbastanza redditizia, pur di chiuderla hanno ammazzato quarantatre amici tuoi, e chi li ha ammazzati oggi aumenta i dividendi e apre a sinistra.</p>
<p>Tutti questi sono i sintomi, visti in negativo, di un fenomeno che i più chiamano miracoloso, scordando, pare, che i miracoli veri sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve (il fatto fu uno solo, anche se il dottor Giovanni scinde e sposta la storia del vino nella località di Cana). Mangiano e bevono a brigate sull’ erba, per gruppi di cento e di cinquanta. Mangiano, bevono e cantano, stanno a sentire la conferenza e appena buio, sempre lì sull’ erba, come capita capita,  fanno all’ amore. Il conferenziere si è tirato in disparte con i suoi dodici assistenti, e discorre con loro sorridendo. E’ un dottorino ebreo, biondo, sui trent’ anni.</p>
<p>I miracoli veri sono sempre stati questi. E invece ora sembra che tutti ci credano, a quest’ altro miracolo balordo: quelli che lo dicono già compiuto e anche gli altri, quelli che affermano non è vero, ma lasciate fare a noi e il miracolo ve lo montiamo sul serio, noi.</p>
<p>E’ aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l’ occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale di circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l’ età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d’ Italia.</p>
<p>Tutto quello che c’è di medio è aumentato, dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di far aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’ automobile l’ avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’ asciugacapelli, il bidet e l’ acqua calda.</p>
<p>A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’ uno con l’ altro dalla mattina alla sera.</p>
<p>Io mi oppongo.</p>
<p><strong>Commento e recensione.</strong></p>
<p>Intendo cominciare a commentare l’ opera di Bianciardi  da questo estratto poiché lo ritengo il sunto  del suo atto d’ accusa verso la società tutta, promovente un certo sistema di relazioni umane che solo un malinteso concetto di sviluppo può scambiare per progresso.</p>
<p>In effetti il secolo da due lustri trascorso aveva, al suo inizio, suggestionato l’ intera umanità con le”belle epoque”: termine piuttosto generale che preconizzava l’ inizio di una nuova era. Un’ era in cui l’ incredibile portata e velocità dello sviluppo tecnologico avrebbe, in prospettiva, sollevato l’ Uomo da ogni sofferenza terrena. L’ incondizionata fiducia nella tecnologia aveva portato nel giro di pochi anni uno sconvolgimento negli usi e nei costumi dei popoli,  persino la comunicazione e l’ immaginario collettivo di ciò che era possibile fare mutò: ad iniziare dai primi vaccini per malattie allora considerate mortali come il tifo per proseguire con l’ incredibile sistema di comunicazione a distanza inventato da Guglielmo Marconi, dei primi voli dei prototipi dei fratelli Wright o per non parlare del telefono di Bell.</p>
<p>Un altro aspetto, più importante forse per questo scritto, fu un’ ulteriore automazione introdotta nei processi produttivi ed industriali che portò con sé la fine della seconda guerra mondiale, e la conseguente ricostruzione e rimodernamento che subì l’ Italia nei successivi anni. Se ne palesano gli effetti nel libro, ad esempio, quando l’ autore ricorda la storia  commovente della miniera di Montemassi, laddove la produzione di lignite, non essendo più competitiva sui mercati, fu aumentata tagliando i tempi e i costi per la sicurezza, andando incontro all’ inevitabile tragedia; oppure quando ne descrive gli effetti alienanti sui lavoratori, ed in particolare sulle segretarie.</p>
<p>Tutto questo deve aver avuto una qualche tipo d’ influenza diretta sull’ autore-narratore, a partire dalla formazione della sua particolare sensibilità, dall’ educazione ricevuta dai genitori e se non proprio direttamente, per lo sfondo in cui viene a muoversi, per le convinzioni delle persone con cui viene a contatto. E lo dice lui stesso all’ inizio del paragrafo in esame, che proprio poiché la sua storia non si discosta dalla media, tanto più vale la pena raccontarla in quanto già prevista, conosciuta, incardinata dagli studiosi e quindi le sue meccaniche evidenti, attuali ed ineludibili.</p>
<p>Se all’ inizio del paragrafo l’ autore si schernisce è solo per introdurre i motivi della sua profonda prostrazione. Le parole in questo passo umiliano, incalzano la coscienza del lettore da ogni lato, lasciando una sola via d’ uscita dignitosa: un sorriso amaro nel constatare la mistificazione lessicale che la maggioranza ha adottato, dimenticandosi persino del Cristo.</p>
<p>Mi rendo conto che a terminar qui si darebbe l’ idea di un Bianciardi moderno “luddista”, nemico del progresso, contro il capitalismo o addirittura comunista, ma è sbagliato, e lasciate che ve ne spieghi il perché.</p>
<p>Nel dover decidere quale parte del libro fosse, a mio parere, più rilevante ero indecisa tra questa ed un’ altra; della quale mi colpì lucidità e profondità di pensiero. In essa l’ autore parte da una domanda quasi innocua, e cioè come si determini in maniera oggettiva la bravura di un lavoratore appartenente al terziario. Se, ad esempio, la quantità di prodotti ottenuti è sufficiente a valutare la bravura di un falegname o di un operaio, che cosa può misurare il talento di un pubblicitario o addirittura di un prete? La risposta porta, seppur per altra via, ad agganciarsi alla seconda e ultima parte di quello che ho chiamato “atto d’ accusa verso la società tutta”.</p>
<p>Per l’ autore, infatti, per ottenere successo in codesto settore occorre essere dotati di attitudini politiche, e così come la politica ha smesso d’ essere la scienza del buon governo per diventare arte della conquista del potere così l’ unica cosa che conta è la rapidità con cui ci si arrivi e per quanto tempo lo si mantenga. E il metodo per far ciò è fare le scarpe al prossimo, non essendoci nessun altro metro di giudizio sulla bontà dell’ operato.</p>
<p>E’, infatti, tutto lì il significato ultimo del suo prendersela con tutto ciò che di medio, mediano e mediocre aumenti; non c’è traccia di odio diretto verso tutto ciò che semplifichi la vita o dia benessere reale, questa ostilità, se c’è, deriva dall’ amarezza nel constatare l’ asservimento totale, incondizionato e anche inconsapevole delle persone alla logica dell’ attivismo, completamente acritiche di fronte alla sostituzione del fine col mezzo.</p>
<p>Nel suo complesso il componimento fila via piacevolmente, anche se la commistione  tra diversi tipi di linguaggi senza un’ adeguata scansione sintattica a volte coglie impreparati: l’ autore infatti incastona nel corpo del testo frasi in dialetto, periodi in altre lingue e persino paragrafi da testi che sta traducendo per lavoro, senza alcuna continuità logica, almeno apparente. Il testo tratta, sostanzialmente, dell’ inverno tra il 1961 e il 1962 trascorso a Milano dall’ autore, attraverso tre traslochi e l’ inevitabile interazione con vari personaggi, alcuni lasciati sullo sfondo grigio, come ad esempio gli ultimi due padroni di  casa, ed altri portati in primo piano, non tanto per lo spazio concesso, ma per la profondità del rapporto umano instaurato: il consigliere Otello Tacconi, che pure gli ordinò un ingrato compito, o della prima padrona di casa, la signora De Sio, con le sue due figlie malmaritate per casa.</p>
<p>Incontra quasi immediatamente una donna che diventa sua fidanzata, giacché una moglie egli ha già da mantenere e, nel costante raffronto con le difficoltà della vita, di salute ma soprattutto economiche della coppia, progressivamente emerge il ruolo consolatorio del sesso. Niente sfugge al confronto, al dialogo, al mutuo soccorso ma pare che per l’ autore, e le citazioni non si contano nell’ arco di tutto il libro, non ci sia nulla di più liberatorio del coito.</p>
<p>Bianciardi tiene fede alla promessa fatta qualche pagina prima quando asserì, se provvisto di tempo e mezzi, di toccare tutta la tastiera &#8211; i bianchi e i neri &#8211; della sensibilità contemporanea e di cantare l’ indifferenza, il conformismo e lo spleen.</p>
<p>Concludo riportando tre frasi dell’ autore in merito a quest’ opera ed al successo che ebbe alla sua pubblicazione, che a mio giudizio aiutano a capire esattamente il senso biografico della composizione e ne valorizzano la portata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>***</em></p>
<p><em>“In quanto a me, riesco finalmente a lavorare un po’ meno; sono riuscito a scrivere un libro, che ritengo la mia cosa migliore. Calvino ne è entusiasta, e lo pubblicherebbe anche subito. Si intitola </em>La vita agra<em>, ed è la storia di una solenne incazzatura, scritta in prima persona singolare.” </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p align="center"><em>***</em></p>
<p><em>“Oramai sto girando come un rappresentate di commercio, ho battuto i marciapiedi dell’ Emilia e adesso mi preparo a fare la medesima cosa nel Veneto. Viene con me Domenico Porzio, e a volte sembriamo due comici di avanspettacolo: sempre le stesse battute, e sempre con l’ aria di chi le dice per la prima volta. Mi comincio a vergognare, e perciò stamani ho ricominciato col solito lavoro di tutti i giorni, per riconquistarmi la stima di me medesimo.” </em></p>
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<p><em>“Finirà che mi daranno uno stipendio mensile solo per fare la parte dell’ arrabbiato italiano. Anziché mandarmi via da Milano a calci nel culo, come meritavo, mi invitano a casa loro e magari vorrebbero … Ma io non mi concedo”</em></p>
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<p align="right">Ana Krunic</p>
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